Risposta ad Egmont Jenny
di Fabio Agostini - venerdì 18/01/08
Caro Alberto buongiorno,
ho letto la Tua risposta a Egmont Jenny.
Devo ammettere che ho capito più la Tua risposta che la sua lettera. Un pò me ne vergogno.
Tralasciando le battute, condivido in pieno le Tue idee, ma soprattutto il Tuo continuo ed infaticabile sforzo per farle capire alla gente; come scrivevo pochi giorni fa ad Enrico Lillo, se più persone leggessero il Tuo sito o solo ci pubblicassero di più sui quotidiani, la Tua, la nostra idea di "comunità altoatesina globale" avrebbe molto più seguito.
E' da questa considerazione che nasce la mia domanda; Tu scrivi: "il concetto di un armonioso concerto di musica classica nella nostra terra, all'armonioso convivere ed operare che mi immagino nell'insieme di coloro " gli autoctoni", che vivono e sentono tutte le sfumature degli strumenti e suoni di questa nostra presenza di vita."
La nostra vittoria, se così possiamo chiamarla, passa ancor prima che "dall'armonioso convivere ed operare", dalla "nella nostra terra "!!
Penso che il vero problema sia questo: far capire che la terra lungo l'Adige, è anche la nostra terra.
Ma non per un atto di rivendicazione, ma per un atto d'amore verso la terra dove siamo nati e cresciuti, o anche semplicemente dove il cuore, il lavoro o la semplice sorte ci ha portati.
Non credi?
Non siamo colonizzatori, anche se ci portiamo dietro colpe in tal senso. Poco importa se ancor prima degli odierni sudtirolesi tale terra era abitata da altre popolazioni: ora, oggi, qui in questa provincia, viviamo noi, noi tutti.
Ripeto: la vittoria più grande sarà far capire che anche noi mistilingue e italiani vogliamo vivere questa terra.
Ma, come diresti Tu, dobbiamo prima di tutto noi stessi esserne consapevoli e, come scrivi in un Tuo articolo (che non trovo data la fretta che ho oggi per impegni di lavoro!) non chiedere di essere considerati ma lavorare e pensare come veri e propri appartenenti a questa terra.
Buon lavoro,
Fabio M. Agostini