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Dialogo da Etranger : http://segnavia.wordpress.com20/05/2008 17.10.09  Ultimo Aggiornamento ›20/05/2008 17.19.34
Dialogo da Etranger : http://segnavia.wordpress.com
con Alberto Berger ed altri - martedì 20/05/08

Avrei voluto stare calmo, ieri sera, all’incontro organizzato a Gries da Alberto Berger. Purtroppo non ci sono riuscito. Allo stesso modo mi è difficile tracciare qui un consuntivo della serata senza risultare troppo parziale.

Valentina Casale, giovane collaboratrice del Corriere dell’Alto Adige, ha scritto:

La ricerca di un comune orgoglio autonomista condiviso, senza barriere etniche e ideologiche è stato tema di discussione ieri sera a Palazzo Altmann in una tavola rotonda indetta dall’associazione Athesis.

Ho dei dubbi su quell’aggettivo (autonomista) posizionato accanto al sostantivo orgoglio. Ho dei dubbi perché la proposta di Athesis (ben esemplificata dal lavoro di Karl Berger, padre di Alberto) si appoggia su una considerazione archeologica della storia che fa letteralmente a pugni con la realtà attuale. Quelli di Athesis ripetono spesso (come un mantra) la definizione “Athesis, la terra lungo l’Adige e tra i monti” cercando insomma di evidenziare un’identità territoriale che precede quella amministrativa nata con la contea del Tirolo. Da qui una serie di conclusioni a dir poco ambigue e reticenti sulla vera e propria natura della presenza italiana locale (che è figlia di un tentativo - in gran parte fallito - di colonizzazione). Molto difficile, anzi impossibile, per un “tedesco” considerare l’identità “atesina” come qualcosa da condividere con i nipotini di Ettore Tolomei. E infatti alla serata di ieri sera non era presente neppure un cittadino di madrelingua tedesca. Stesso discorso per l’altro tema in qualche modo al centro delle riflessioni di Berger. Il tema dei “mistilingue” (termine orripilante ma purtroppo sempre utilizzato). Qualcuno - non ricordo chi - ha definito il “gruppo” dei “mistilingue” un possibile “cavallo di Troia” per sbloccare i meccanismi “etnici” dell’autonomia. È un’illusione. Politicizzare i “mistilingue” non farebbe che rinsaldare le posizioni identitarie che si vorrebbero smantellare. E le “agenzie politiche” alle quali Berger continua a riferirsi (Forza Italia o Alleanza nazionale) non possiedono le categorie culturali per far proprio un discorso del genere (se non per spirito di bieco e mero opportunismo).

Il fatto che con argomenti del genere non si possa puntare alla costruzione di un effettivo dialogo è stato testimoniato anche dall’atteggiamento di Elena Artioli, presente all’incontro. Ad un certo punto, mentre il discorso dei partecipanti lambiva il difficile tema del riconoscimento della “minoranza” di lingua tedesca (riconoscimento che in quel contesto era sostanzialmente NEGATO), Elena Artioli si è alzata e ha lasciato la sala senza salutare. Evidentemente quelli di Athesis non hanno ancora capito che il fiume del quale parlano non corre diritto verso la pianura rigogliosa della loro utopia archeologica, ma ci sono scogli e anse prodotte da una storia ben più recente a sbarrargli il cammino.

P.S. Che gli italiani dell’Alto Adige siano particolarmente restii e oserei dire pervicacemente incapaci di comprendere la legittimità dei meccanismi fondamentali che regolano l’autonomia è dimostrato (in modo esemplare) da posizioni come QUESTA. Sarebbe urgente un progetto di alfabetizzazione costituzionale.

30 Risposte a “Athésis (o Athèsis… Athesìs…)”

  1. Albeto Berger detto:

    Carissimo Etranger

    io e mio padre siamo “tedeschi”, ma senza polemizzare, non vi erano i “tedeschi” in senso generale di una partecipazione estesa, quasi si temesse un dialogo civico. Erano al piano sotto, in una riunione della SVP Fraktion, vicinanza che in un certo senso preoccupava Elena Artioli e lo ha anche espresso.
    Elena Artioli, un’italiana in candidatura di diventare “tedesca”, con una certa indecisione.

    Ma sta qui il tema?
    Il tema, per te era non dico interessante, ma da tentare di impostare? E chi lo fa?

    Posso condividere con te l’accettazione di diversi “status”, con una liberalità di scelte, tanto più che io ho scelto di dichiararmi tedesco e politicamente non sono schierato con la SVP, Elena si è dichiarata italiana, schierata invece con il partito di raccolta.
    Libertà di iscrivere imiei figli a scuole tedesce ed integrati di decidere.
    Liertà, come ha detto Mauro Boccuzzi di “Non sentire i problemi”, con una moglie tedesca, ma i loro figli sono integrati nel mondo tedesco? E’ comunque diverso avere una madre tedesca o un padre tedesco ed andrebbe approfindito.

    Elena se ne è andata “improvvisamente”, senza salutare, per me incomprensibile, anche solo per un certo senso pubblico o politico di presenza, se non per una certa educazione verso il pubblico ed un relatore.
    Anche Alessandro Urzì con la protezione dei partiti, che evocano a se il diritto di fare politica. La gente deve solo votare, non può ragionare, discutere, studiare e parlarne. Posizione che non sta nè in cielo, nè in terra. Perchè non è intervenuto invece a fondo contestando le mie tesi, è sempre meglio incontrarsi, nel chiarire posizioni e non nascondersi dietro al partito.

    Ed infine Carlo Berger, studioso con passione, onesto nella sua età di patriarca, che descrive il perchè viene prima l’uomo Athesino nella storia, prima dell’uomo tirolese, nella nostra terra. Un approccio storico ineccepibile, arcaico, se si vuole definire così, ma fedele. Il perchè già nel medioevo la nostra terra era un insieme di diverse culture e lingue, tra le quali, quella italiana o latina. La storia è storia.

    Se poi questo riferimento, questo “impianto storico” è strumentale ad una categoria di ragionamento alla quale riferisi per un’identità da condividere, se questa categoria serve come pilastro, sul quale stratificare diverse esperienze di vita, ciò è solo strumentale ad una scelta alternativa, alla “non” arresa al capire o approfindire, con tutte le difficoltà.

    Ciò che non ho capito ad un certo punto se per te va bene tutto com’è, se non c’è nulla da cambiare, se Athesis cerca di ricoprire un ruolo “inutile”.
    Se è così, proviamo a lasciare andare le cose, come fino ad ora ed allora ci troveremo ad essere comunque terra di conquista di intrallazzi romani. Quei romani lontani, o non autoctoni, in generale come molti dei neo eletti, ai quali cosa interessa della nostra terra?
    Ma io no sto a guardare, potrei continuare a correre per l’Italia con le mie consulenze, con la mia dignità professionale ed anche come cittadino invidiato per i “privilegi” dell’Alto Adige.
    Ma io ho sentito il dovere di dare un contributo nella nostra Terra senza “barriere”, ma entrando nel tema, nel bene e nel male.
    Ed io ci provo e tu?

    Alberto Berger - Presidente Associazione Athesis

  2. Étranger detto:

    Caro Alberto, cercherò di risponderti andando al nocciolo della proposta di Athesis, tralasciando dunque la questione Artioli (della quale abbiamo già parlato - e diffusamente - in altra sede) o l’atteggiamento spocchioso di Urzì (il quale in effetti non ha fatto altro che dimostrare un certo disprezzo sia della società civile, sia di iniziative culturali che invece dovrebbero fornire il collante tra i cittadini e i politici).

    Qual è il nocciolo della proposta di Athesis, dunque? Tu scrivi:

    Ed infine Carlo Berger, studioso, che descrive il perchè viene prima l’uomo Athesino nella storia, prima dell’uomo tirolese, nella nostra terra. Un approccio storico ineccepibile, arcaico, se si vuole così, ma fedele. Il perchè già nel medioevo la nostra terra era un insieme di diverse culture e lingue, tra le quali, quella italiana o latina.

    Se poi questo riferimento, questo “impianto storico” è strumentale ad una categoria di ragionamento alla quale riferisi per un’identità da condividere, se questa categoria serve come pilastro, sul quale stratificare diverse esperienze di vita, ciò è solo strumentale ad una scelta alternativa, alla “non” arresa al capire o approfindire, con tutte le difficoltà.

    Ti chiedo: davvero tu pensi che questo homo athesino sia qualcosa di plausibile? È su questo homo athesino (sepolto nei meandri della storia) che possiamo fondare non solo l’improbabile definizione identitaria degli “italiani” di qui (che come ben sai sono venuti qui quasi tutti in epoca recente, provenendo da parti d’Italia che non hanno nulla da spartire con quella supposta identità atesina), ma addirittura di quei “tedeschi” che certamente non prenderebbero tanto bene la notazione di una “subordinazione” dell’essere tirolese a quell’identità pregressa?

    Parliamoci chiaro: come è possibile perorare la causa di Athesis se la maggioranza degli “italiani” non ha QUELLE radici e la maggioranza dei tedeschi le vede e le coltiva in un altro terreno (ben più solido del fondo fluviale immaginato da voi)?

    Invece che guardare indietro (innescando una sterile disputa sull’origine e sulla qualità dell’origine della popolazione locale) dovremmo cercare d’impostare la riflessione sull’identità di questa terra in una forma eminentemente ISTITUZIONALE. Parlare di statuto, per esempio, senza permettere che interventi scriteriati e offensivi (ha ragione Elena Artioli in questo, anche se avrebbe fatto bene a rimanere o perlomeno a salutare prima di andare via) qualifichino la nostra società come “discriminante” o, peggio, contraddistinta da una forma di “apartheid”.

  3. Ander detto:

    Permettetemi una battuta: Il contributo dell’associazione Athesis alla creazione di un Alto Adige post-etnico è parificabile a quella del gruppo Athesia.

  4. superciuk detto:

    ma chi ha le radici? e chi decide quali radici sono piu’ radici delle altre? Chi puo’ vantarsi, in una terra oggetto di millenarie dispute ed incontri di assoluta dignità? I diritti umani e civili, nell’europa comunitaria e nell’italia della costituzione nata dalla Resistenza antifascista sono al di là di considerazioni di questo genere. Parlare di maggiore o minore dignità, legandole a non si sa bene che cosa, è talmente ridicolo che non merita nemmeno una risposta. I clown della razza non meritano risposte

  5. Sergio Sette detto:

    @etranger

    la tua argomentazione non mi convince del tutto. In parte per le argomentazioni che Olasz aveva postato in un recente post, in parte perchè bisognerebbe definire allora fino a quando è lecito tornare indietro per rivendicare motivi “storici” a proprio favore. In un mio post ( http://ssette-bloggando.blogspot.com/2007/11/cosa-vuol-dire-storico.html ) mi ero già posto la domanda.
    Ma sinceramente più che di guardare al passato sento la necessità di guardare al futuro e la storia in questa terra è purtroppo di ostacolo più che d’aiuto.

  6. Étranger detto:

    D’Ambrosio, vale la pena di scaldarsi per l’homo athesino? Vale la pena proporre l’homo athesino per “scalzare” il riferimento al Tirolo dei tirolesi? Siamo ancora a questi giochetti insulsi?

  7. superciuk detto:

    Athesis è precedente all’identità germanica. Se sono ospiti gli italiani, con lo stesso ragionamento del menga, sono ospiti anche i germanici. Il problema è e resta l’Autonomia razziale, che discrimina, nell’Europa del 2008, i non appartententi, in ossequio al modello etnoregionalista, voluto e diffuso da società enti grandi stati nazionali, federazioni e Stiftungen. Grossi interessi che si muovono con una visione ideologica che nasce nell’Europa dilaniata dai nazionalismi razziali e si diffonde dopo la fine della prima guerra mondiale, con il terrore delle minoranze tedesche di essere assorbite. Tutto questo è noto e risaputo in tutto il mondo tranne che in Alto Adige, dove, grazie ad un nutrito gruppo di collaboratori, il male assoluto della discriminazione per motivi razziali, viene addirittura spacciato non solo come giusto, ma come giustificazione di passi futuri sulla via del monolinguismo e monoculturalismo etnici. Una vergogna assoluta che fanno male persone serie ed avvedute con Alberto in qualche modo a supportare. Con chi giustifica certe cose nessun tipo di dialogo e compromessi è possibile. Fuori dalla Costituzione, dalla Storia, dalle leggi naturali dell’uomo. NASCIAMO LIBERI E CON GLI STESSI DIRITTI

  8. superciuk detto:

    Comunque l’attacco ad Athesis dimostra a chi crede di poter anche solo parlare con voi, di che pasta siate fatti…

  9. Mazinga Z detto:

    @Étranger
    Schade dass ich nicht Zeit hatte, denn das hätte ich gerne mit angehört, zumal ich der einzige SüdTiroler gewesen wäre.

    @Albeto Berger
    Du schreibst “io e mio padre siamo “tedeschi””
    Wieso ist dann dein Namen “Alberto” und nicht Albert? Was machst du dann bei den faschistischen Parteien?
    Bei uns heißt das immer noch “Landesverrat”.
    Wenn du ein Süd-Tiroler bist, dann bin ich der Lorenzo il Magnifico.

  10. superciuk detto:

    Alberto, uno di questi giorni, questi signori verranno a chiederci se siamo circoncisi…

  11. Mazinga Z detto:

    @superciuk

    Comunque l’attacco ad Athesis dimostra a chi crede di poter anche solo parlare con voi, di che pasta siate fatti…

    Mit Ihnen kann man wenigstens reden und schreiben, mit dir kann man nur Mitleid haben.

  12. Luk4S detto:

    Ma perfavore… autonomia razziale… facciamo così. Chiediamo l’indipendenza e poi gli italiani facciano richiesta di farsi riconoscere come minoranza. Mi sembrerebbe molto più logico. Lo dico e lo ripeto: gli italiani sarebbero molto più tutelati in un SudTirolo libero e indipendente.

  13. Étranger detto:

    “Athesis è precedente all’identità germanica”.

    Eccolo lì. Prima c’erano questi. No, c’erano questi. No, questi. No… questi. Si può essere più stupidi di così?

  14. Étranger detto:

    Io non attacco Athesis. Sono anzi uno dei pochi che prende sul serio quello che dicono e che è pronto a discuterne. Il tuo amico Urzì, per esempio, ieri ha detto che sono tutte stronzate, che bisogna lasciar fare alla politica e se ne è andato. Perché non te la prendi con lui?

  15. superciuk detto:

    Non fingere di non capire. Potresti e dovresti accettare Athesis. Tu giustifichi l’autonomia razziale, che vìola la Costituzione, perché accetti una parte della vulgata, quella dei piu’ forti. In pratica Alberto e Carlo (che dovrebbero addirittura cambiarsi nome per essere ammessi alla tavola dei giusti, secondo alcuni cantastorie in Lederhosen) dicono che l’identità pangermanica che ci assorbe è un prodotto posticcio che copre una piu’ antica realtà fatta di civile convivenza ed integrazione, mai discussa per secoli e che potrebbe essere il modello di riferimento anche per una successiva presa di coscienza collettiva. Preliminare ad una qualsiasi creazione politica comune, anche autodeterminista. Quindi lo attacchi perché?

  16. Luk4S detto:

    Veramente si è comportato così Urzì? Allora non ha fatto altro che dimostrare quello che è: un reazionario di destra! A confronto, Eva Klotz è un agnellino

  17. Luk4S detto:

    Superciuk, secondo il tuo ragionamento del menga (usando le tue parole) allora pure gli inglesi dovrebbero sentirsi latini vista la dominazione romana…

  18. superciuk detto:

    Chi è piu’ ospite, il laureato austriaco senza patentino che lavora a contratto in provincia per un buon posto anche senza patentino (mancando i lavoratori..) o il laureato lombardo arrivato qui, dovendosi procurare innanzitutto il patentino (a meno di non fare il politico) per sperare di essere chiamato a fare una supplenza breve per un posto di secondo livello? Buon divertimento, vado in palestra a vedere un po’ di tope

  19. superciuk detto:

    Non rispondi alla domanda. Perché sei contro Athesis?

  20. Luk4S detto:

    il laureato lombardo se proprio non gli sta bene può andare da un’altra parte non è che glielo prescrive il medico che deve venire qui per forza a lavorare.

    Un collega tedesco (della germania) è andato a vivere in Catalunia, ha imparato il catalano senza problemi e adesso parla castigliano e catalano…
    Non mi sembra che in Catalunia si facciano tanti problemi a imparare il catalano, nè gli spagnoli e nè gli stranieri che vanno lì a lavorare…

  21. Mazinga Z detto:

    @Luk4S
    A confronto, Eva Klotz è un agnellino
    Kannst du der Eva das Wasser reichen?

    @superciuk
    Chi è piu’ ospite, il laureato austriaco o il laureato lombardo
    Altra domanda: Wieviel Italiener und wieviel Österreicher arbeiten in der Provinz?

  22. Luk4S detto:

    Dimenticavo: non esiste solo il lavoro in provincia, il laureato lombardo dell’esempio può lavorare se proprio nel privato dove non mi sembra si facciano problemi per il patentino…

  23. Luk4S detto:

    Mazinga: era un esempio, Urzì è della destra italiana, Eva Klotz della destra tedesca ma mi sembra che lei sia molto più incline al dialogo.

    Hosch moane nit verstondn :-)

  24. Mazinga Z detto:

    @Luk4S

    Donn bin i a Rechts?

  25. Sergio Sette detto:

    http://sergiosette.wordpress.com/2007/11/06/cosa-vuol-dire-storico/

  26. Sergio Sette detto:

    @luk4s

    il problema non è tanto chi sia più ospite, caso mai il problema è che a nessun laureato lombardo capiterà mai di poter avere incarichi da dirigente (doppi per giunta) senza patentino…come invece in alcuni casi accade.

  27. Luk4S detto:

    Mazinga: nor bin i a Rechts :-)

  28. Étranger detto:

    Io non attacco Athesis, discuto. È del tutto evidente che scavando nel tempo si trovano costellazioni identitarie diverse da quelle attuali o che si sono imposte recentemente (sempre che qualcosa che dura da circa 700 anni possa essere chiamato “recente”). A me vanno benissimo queste ricerche erudite che cercano di esporre stratificazioni pregresse. Ma il loro significato è per l’appunto da circoscrivere in ambito antiquario.

    Detto questo, trovo sinceramente sterile ritenere (come fa Athesis) che gli “italiani di qui e di oggi” debbano “riappropriarsi” di quelle “radici”. È sterile perché - molto semplicemente - quello non sono le loro “radici”. Al contrario è del tutto evidente che per un tedesco di qui, il quale può contare su una memoria non archeologica, ma intrecciata al vissuto di generazioni appena precedenti la sua, il sentimento di appartenenza a questa terra sia qualcosa di vivo e privo di dubbi.

    Ecco. Spero di essermi spiegato con chiarezza e spero (ma temo inutilmente) di non essere più sottoposto alle solite vergognose accuse che generalmente mi rivolgi.

  29. Alberto Berger detto:

    Alt un attimo, permettetetemi :

    Io mi chiamo Albert Berger ed Alberto Berger, mio padre si chiama Karl Berger e Carlo Berger, vedete Voi.
    Vogliamo andare all’anagrafe? Anche se non conta nulla?
    Io mi sono impegnato, senza fatica, ma con convinzione ad essere Albert ed Alberto e non rinnego l’Albert, che vive insieme ai contadini del Renon, parlando nel loro dialetto, sedendo nelle loro Stube, tagliando sul Brettl il loro Speck, andando alle loro Messe, con loro e veramente con loro, senza divisioni.
    Altrettanto nel mondo italiano, che sento spesso meno unito e quindi meno sociale e che desidero aiutare, con mia moglie, per mia moglie e per quanto rappresenta per me anche il mondo della sua famiglia allargata. Garantisco che quando sono con i tedeschi tra loro nelle loro case, tra loro come gente semplice, anche se sanno del mio impegno, mai mi hanno attaccato, anzi spesso apprezzato e seguito, ma mai ci siamo addentrati in lunghe filosofie, conta il mio modo di essere con loro e con gli altri.
    Conta la mia proposta di dialogo puntuale, di carattere e ben visibile.
    Contano i Valori ed il mio impegno, valori che rappresento con la mia famiglia per mano, con il mio lavoro ed il mio impegno non solo lavorativo, ma anche nella società.
    Criticabile? Certo, esistono diverse visioni.
    Sono cristiano ed esistono anche i laici, sono di Centro-Destra, ma, come ho detto Athesis dialoga ed ha dialogato in incontri anche con persone come Silvano Bassetti e molti altri. Illustri personaggi della comunicazione, personaggi locali, mi fermano per strada e dialogano con me e devo dire che con sorpresa la Tageszeitung mi ha dedicato diverse volte degli articoli, anche belli e visibili, certo le critiche non sono superficiali e forse più le attenzioni alle critiche.
    Non mi sono nemmeno arrivate, da quelle fonti delle critiche sul mio collocamento nel Pdl, perché prevale, anche nel mio impegno politico il “modo” in cui testimonio il mio pensiero, i Valori e le mie origini. Punkt!

    Chi intende intenda.

    Poi torniamo all’ “homo Athesis”. Visione storica credo collocata ed inconfutabile, ma non pensate spero che io mi metta le pelli di foca, monti su un cavallo e faccia il don Chishotte Athesino, ma non accetto nemmeno un’ironia superficiale. La proposta di Athesis è altra cosa, ben più profonda.

    Un conto è un’analisi storica, alla base, come pilastro, di un ragionamento, per confutare chi si riferisce sempre alle proprie origini, partendo però dal 1914 e basta.
    Per carità, lecito, ma anche lecito guardare indietro, se non altro per “disarmare” alcuni atteggiamenti che ritengo comunque non costruttivi in genere, disarmare con la storia, storia questa e storia di centinaia di anni.
    E di nuovo Punkt!

    Poi, valutare Athesis e la sua proposta e criticarla di essere arcaica, per questo ancoraggio alla storia, è perlomeno un po’ kurzsichtig.
    Poi mi sembra che nel dialogo tra chi interviene, ci si agganci ad un tema che traina, ci si agganciano anche persone che sinceramente, con onestà di pensiero non “partecipano” ad un processo di comprensione di quanto dice Athesis da anni.
    Calma, seguite a 360° un ragionamento non partite con la “lancia in resta”.

    Non serve così, non vedo proposte, ma sempre solo critiche su critiche.

    Proponete! Punkt ancora!

    Ed invece Athesis, a partire dalle sue origini storiche è corsa in avanti ai tempi nostri, con la dignità di una lunga storia, ma si è attualizzata ed interviene giornalmente sui temi di oggi. Valutate questi interventi, suvvia, non guardate alle scarpe di don Chishotte.

    Programmi? E perché mai dovrei scrivere programmi oggi e consegnarli pubblicamente, ma in forma compatta, rilegata, un “bignami” sul quale poi attaccare critiche senza spessore.

    Perché? Al momento opportuno, se non si costruisce nulla, ma si distrugge, forse un giorno oserò anche di esporre un programma, ma allora andrò a vedere chi lo approva, magari con una Lista e delle candidature! Klar?

    Ma ora io incito i partiti a ragionare insieme e chi ha letto e legge Athesis, ha modi di provare a sintetizzare il mio pensiero ed il nostro programma, ma prego, un po’ più di pazienza ed impegno, non solo leggendo le due ultime o prime righe.

    Facciamo un po’ di fatica insieme. Nulla viene dal nulla.

    A te Gabriele, ho visto la tua foto oggi con la Letrari sul Dolomiten. Ammiro chi scende in campo, ma per quanto attiene alle Liste Civiche, forse mi hai visto a qualche conferenza, tra il pubblico, vengo da una lista civica, la Lista Benussi, nella quale mi ero impegnato e davvero, se ne ero uno dei capisaldi dell’idea politica.

    Ma sfido oggi come allora di costruire un organico ragionare, apertamente con un portale, come fa Athesis su http://www.polis.bz.it, da anni, sottoponendosi alla critica delle statistiche, che però mi danno ragione, se 7.400 e briscola pagine sono lette in un giorno, domenica scorsa.

    Ho l’umiltà di capire che se non “lavoro”, queste statistiche “crollano” e quindi è un impegno.

    Provate anche Voi, collaborate e seguite, la gente valuta e valuterà.

    Mettere fuori la testa dietro a qualche intervento spot sui blog, senza critica per nessuno, è già positivo e come vedete partecipo, ma attenzione a non erigersi a giudici semplicistici, se non si è dato, almeno la pazienza di ascoltare a fondo, prima per capire e poi giudicare.

    Comunque grazie, perché almeno oggi noi sitamo parlando di questi temi.

    Gli “altri” non ci sono e non sanno nemmeno spesso dove sono.

    Perdonatemi in qualche piccola presunzione in questo mio scrivere.

    So, fertig!

    Alberto Berger – laboratorio Athesis

  30. Étranger detto:

    Sergio, tu chiedi fino a quando è lecito andare indietro nella considerazione storica? Secondo me è lecito andare indietro finché vuoi. I problemi però si pongono allorché si tratta di valutare quello che (andando indietro) troviamo.

    Ti faccio un esempio (e lo faccio anche a D’Ambrosio). Gli Schützen vanno indietro e trovano documentazione della “presenza tedesca” in questo luogo che risale a 200, a 300, a 600, a 900 anni fa. Benissimo. Allora dicono: QUI CI SIAMO SEMPRE STATI NOI. Il che è vero, posto che si possa tirare una linea dritta tra quel “noi” di novecento anni fa e il “noi” di adesso (operazione che secondo me è molto problematica).

    Poi arriva Berger e tramite le sue ricerche dimostra che settecento anni fa quel “noi” era certamente più complicato di quello che potrebbero pensare gli Schützen. Berger tira fuori dal cilindro una supposta “identità atesina” precedente quella tirolese (anzi: afferma che quella tirolese si è SOVRAPPOSTA a quella atesina, in una certo senso cancellandola). Ha ragione? Può darsi. Ma il punto è un altro. Cosa dimostra infatti Berger in questo modo? Che la storia è fatta a strati e che nulla è puro. Benissimo. Fin qui siamo tutti d’accordo. Meno d’accordo siamo quando Berger vorrebbe che gli italiani di qui (io, te, D’Ambrosio) sentissimo come “NOSTRA” un’identità che ha scoperto lui scavando indietro nella storia. Ora, è possibile una cosa del genere? Francamente no. A me degli “atesini” del 1200 non importa nulla. Anzi. A nessuno di questi “atesini” importa nulla, poiché la linea di discendenza tra quelle popolazioni lontane e la nostra vita, i nostri problemi e le nostre circostanze è del tutto immaginaria.

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