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A Davide Orfino in risposta al suo messaggio su Facebook11/11/2009 8.18.49

A Davide Orfino in risposta al suo messaggio su Facebook

di Carlo/Karl Berger - martedì 10/11/09

Caro Davide Orfino

           

            Ti ringrazio d’avermi risposto subito. "sono vipitense, sono del pdl, sono bilingue, sto dalla parte di Alessandro Urzì e cerco di combattere l'autonomia a senso unico!”

 

 “…cerco di combattere l'autonomia a senso unico!”

 

Si, ma come? Con i vecchi slogan nazionalisti del “qui siamo in Italia?”

Il trattato di Parigi ha garantito ai tedeschi (70%) gli stessi diritti degli italiani (27%) - e quindi agli italiani i diritti cosi acquistati dai tedeschi.

Loro hanno democraticamente la maggioranza e come tutte le maggioranze (vedi Berlusconi e Co.) gestiscono il loro potere, qui da noi addirittura “autonomo per statuto”, a modo loro. E ringraziamo il cielo che Durnwalder non sia P.S. emulo della Klotz.

 

Non si conclude niente a combattere “l’autonomia a senso unico” Loro si sentono un “popolo compatto, tradizionalmente affiatato nelle tradizioni, nei costumi, nei riti religiosi. La loro forza è la loro compattezza.

Il nostro nemico è l’individualità, la frantumazione degli “italiani” in una miriade di frazioni; “l’un contro l’altra armate”, la loro incapacità di ragionare in termini “athesini” (magari con un’indipendenza del tipo Lega Nord), di reclamare un federalismo vero e concreto, dove non sia più possibile che chi si ritiene in diritto di comandare nei raggruppamenti politici athesini,”venda il cervello all’ammasso”, nelle sedi ministeriali di Roma, dove fra Bondi e Gasparri e Frattini etc. etc. si tira alla corda per stabilire chi qui possa comandare con assoluto disprezzo della democratica volontà del nostro “popolo della non libertà athesino”.

Ti sei mai chiesto, caro Orfino, quale sia la “libertà” del “popolo della libertà athesino e mistilingue” accordataci dalla signora Biancofiore e dal Dott. Urzì (che, sia ben chiaro, stimo molto) la libertà di essere disprezzati, “banditi” dai “padroni” del PDL in Alto Adige, e guarda che non dico e non voglio pronunciare il termine, rinunciatario e autolesionista, “cala braghe per intenderci” di SUDTIROLO purtroppo ora assai diffuso fra gli italiani.

Noi non siamo dei “SUB-Tirolesi” al comando di un TIROLO AUSTRIACO: siamo, e lo siamo stati prima dell’affermazione di una “Grafschaft Tirol”, il popolo del “Land an der Etsch und im Gebirge”/o terra Athesis” .- come in latino scrivevano nei testi “ante Tirol” i monaci che redigevano tutti i documenti.

            Leggi, se vuoi, in: http://www.polis.bz.it/content.asp?contentid=2619

 

Le casate nobiliari che nel territorio del nascente Tirolo prosperavano all'ombra dei Principati vescovili di Trento e Bressanone erano circa ottanta.

Le prosapie di nobiltà più antica e le famiglie che avevano ricoperto fin da tempi remoti la carica comitale in qualche contea, erano circa una trentina: i Conti di Andechs-Meranien, i Conti di Appiano e Ultimo, il casato del Tirolo, i Conti di Greifenstein-Morit, e i Conti di Hirschberg ecc.

Vi erano inoltre i signori di Eschenloh-Hertemberg, i Moosburger, i Burgau, la Flavon, i Castelbarco, i Matsch/Mazia, i Taufers/Tubre, gli Enn/Egna, i Vanga, la Salorno.

 

E nell’attuale Südtirol/Alto Adige, dall’Oltradige fino alla Piana Rotaliana e l’Alta Val di Non governavano p. ES i Conti di Appiano, più il là quelli di Ultimo, nella “terra Venusta” i nobili di Mazia: in tutti questi il “bilinguismo” era di casa, come del resto tutte le casate sopracitate erano immancabilmente “bi-etniche” per i tanti scambi matrimoniali fra membri di casate sparse in tutto l’arco alpino (friulani - goriziani ecc.) E, rimasto il “grande” conte Alberto III di Tirolo senza figli maschi, la storia ci insegna che sono stati i conti goriziani “mainardini” ad assicurare la continuità della casata Tirolese (ora Tirolese-Goriziana) nei suoi personaggi storicamente più importanti.

 

Combattere l’”autonomia a senso unico” ? No caro Orfino: l’autonomia di riflesso la godiamo comunque anche noi, anche se ”pilotata” da Durnwalder e Co.

Noi dobbiamo combattere, impegnarci, convincerci che qui siamo nella “terra Athesis”, in “terra athesina nostra”, non in un “Sudtirolo” (termine mai esistito). In una terra dalla quale Mainardo II di Tirolo-Gorizia, abusando del suo potere di “advocatus” del Vescovo-Principe di Trento, ha impietosamente sradicato tutte le casate nobiliari che prosperavano all'ombra dei Principati vescovili di Trento e Bressanone.

Dobbiamo renderci conto che, anche se in minoranza, abbiamo il nostro DNA in questa terra a meridione delle Alpi, che non è mai stata suddita delle giurisdizioni “tirolesi” della Valle dell’Inn, o meglio, dei “nord tirolesi”, che oggi si è impadronita del toponimo “TIROL” senza aggettivazione, dimenticando che questa casata si è affermata, partendo dalla Val Venosta, nel suo atavico castello di “Tirolo” / a nord di Merano (p, es. Margareta Maultasch = domina athesis) e che con questo titolo poi si è espansa, per via matrimoniale anche nel Goriziano e nel “Land am Inn”

Tante parole che da anni ripeto ma che gli “italiani athesini” non vogliono ascoltare.

Noi qui dobbiamo trovare finalmente un “orgoglio athesino”, da contrapporre all’orgoglio, alla fierezza, alla compattezza, alla peculiarità, dei nostri compatrioti tedeschi.

 Per osteggiare “l’autonomia a senso unico”dobbiamo lasciare ai “Südtiroler“ la  convinzione che, a fronte della “Südtiroler Volkspartei” sta, fiero e dignitoso un “popolo athesino”,(fatto di italiani ormai qui radicati, ma soprattutto dei “mistilingue italofoni”)” concorde; non “schiavo politico di Roma” ma in ogni caso conscio di vivere in una “regione autonoma dello Stato italiano” senza se e senza ma, …. e senza i cartelli “Los von Rom” della Klotz e Co.,
 
 

Carlo/Karl Berger

Laboratorio Athesis

ca.berger@libero.it

 

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