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Nostri scritti

Cavour, il conte repubblicano

di Renzo Segalla – mercoledì 16/06/10

 

     Domenica 6 giugno 2010, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano, ha reso omaggio alla tomba che custodisce le spoglie di Cavour, a Santena (Torino) in occasione delle celebrazioni per le celebrazioni della sua nascita, a Torino nell’agosto del 1810, nell’anniversario coincidente della sua morte, il 6 giugno 1861  Ivi il Capo dello Stato ha tenuto il suo discorso – lezione sullo statista e sull’Unità d’Italia.

   Camillo Benso, conte di Cavour, figlio di una famiglia dell’antica nobiltà piemontese fu nominato paggio di Carlo Alberto, principe di Carignano, ma perdette la carica nel 1826 per un suo certo”giovanil alfierinismo”. Sottotenente del genio nel 1927, fu costretto a dare le dimissioni dall’esercito nel novembre 1831 per la sua simpatia mostrata verso la rivoluzione francese del luglio 1830 e in generale verso le idee liberali

   Fu anche innamorato, ma alla fin fine l’amore nella sua vita, non ebbe tutta questa importanza. Prima circuì  Nina, moglie del marchese Giustiniani di Genova, consenziente, perché in colpa; nel giugno 1834, in un pomeriggio caldo, si mise in sella a un cavallo per andar a trovarla fino a Torino, all’opera; lei era innamorata pazza.

  Poi c’era la Guasco, che minacciava di buttarsi dalla finestra e lo inseguiva in centro, strusciandosi addosso, suscitando uno scandalo generale.  Così che i genitori, preoccupati, pretesero che il figlio si allontanasse per qualche mese dalla città.

   Si dedicò allora ai viaggi per l’Europa, soggiornando a Ginevra, Parigi, Londra e ritornò dopo otto mesi. C’era molto rumore anche a Genova. La Giustiniani, a conoscenza delle scenate della Guasco, non usciva più di casa.

   Cavour, buttato all’aria un posto a corte e una carriera militare, fu colto da una momentanea malinconia, che però non s’adattava al conte, che era un uomo pieno di gioia di vivere, autoritario, ma cordiale e sempre grandemente attivo; non riusciva a star fermo. Nel 1833 aveva accettato di raccogliere statistiche a beneficio del governo inglese, che stava preparando una nuova legge sulla carità. pubblica. Studiava per imparare la storia; capire era la sua ossessione.

   La Giustiziani fu una mazziniana fervente, come molti di noi sono stati democristiani, socialisti o comunisti da giovani, con l’idea di un mondo più giusto, di star dalla parte dei più deboli.

   Nina chiese a Cavour perché non si facesse carbonaro, Le rispose:”Se ho giurato per il re, non posso giurare per la Carboneria”. La Carboneria era la più famosa delle società segrete, organizzazioni miranti a rivendicare la libertà civile, ossia a ottenere la Costituzione dai principi.

   La ribellione contro la restaurata tirannide, dopo il Congresso di Vienna(1815), fu immediata, non però da parte del popolo, bensì dalle classi colte. Questi generosi patrioti, che compresero le tristi condizioni dell’Italia furono detti liberali. Essi erano pochi; occorreva diffondere le idee di libertà senza però incappare nella polizia dei governi; si organizzarono così le società segrete.

  Mazzini riuscì a infiltrarsi anche tra i militari, specie nella bassa ufficialità. Cavour, invece, si chiedeva se la Carboneria avesse senso; nello star clandestini c’era qualcosa che gli ripugnava.

Anche Giuseppe Mazzini, quantunque”carbonaro”, si persuase che l’opera della Carboneria non avrebbe portato mai a un decisivo trionfo. Il mistero della segretezza, l’invincibile spirito regionalistico che divideva la Carboneria erano le cause della sua debolezza. Egli allora ideò una Società nuova, con un programma più vasto: l’unità d’Italia e la propaganda nelle masse popolari.

Esiliato a Marsiglia fondò quella Società che fu detta”Giovine Italia”; il suo motto fu Dio e Popolo e il suo emblema il cipresso, simbolo del sacrificio.

   Non risulta, tuttavia, che Cavour abbia mai incontrato Mazzini.

  Quando Carlo X, re di Francia dal 1824, che aveva provato a limitare il diritto di voto e a mettere la censura, cadde, Cavour non esitò a gridare”Viva la Repubblica!”

   Casa Cavour era piena di assolutisti e sulle svolte a destra di Carlo X, Cavour aveva fatto, con questi zii, litigate furiose. Quando seppe della caduta di Carlo X, accertatosi che la notizia era vera, fece baldoria con l’amico Cassio: i due saltavano sul letto, tenendosi per mano, e gridando, con entusiasmo:”Viva la Repubblica”.

 

Renzo Segalla     

renzo.segalla@virgilio.it

 

 

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